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        Movimento culturale Synergetic Art fondato da Marisa Grande.

Movimento culturale aperto discussioni su arti visive, storia dell’arte, archeo-astronomia, simbologia, megalitismo, turismo culturale e religioso.

Dinamiche di griglia nel Tirreno

Scritto da Marisa Grande
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14
Nov
2009
Periodicamente l'attenzione si sposta su alcuni luoghi del territorio italico nei quali si verificano eventi drammatici dovuti a fenomeni sismici o atmosferici. Tra i tanti luoghi a rischio del pianeta l'Italia detiene un primato non irrilevante dovuto alla propria posizione all'interno del sistema tettonico complesso che interessa l'area mediterranea.

I pur lenti movimenti delle placche Europea, Iberica, Africana e Adriatica, tra le quali s'interpone anche la mini-placca Ionica, interagendo tra loro, sottopongono la litosfera a sollecitazioni e a stress geologici che la corrugano dove i minerali sono sufficientemente elastici e la frantumano dove vi sono quelli più resistenti.
Ai  movimenti di tipo franoso e sismico si aggiungono anche i fenomeni di erosione che si manifestano più evidentemente per l'azione esterna dovuta alle maree o a particolari agenti atmosferici. Ogni evento catastrofico che si verifica -frane, smottamenti, terremoti, tsunami- provoca un'ondata di emozione che richiama all'impellente necessità di monitorare il territorio in modo adeguato e continuo.
Dopo i fenomeni sismici, con magnitudo massima 6.1 della Scala Richter, verificatisi nell'area aquilana nella primavera del 2009, i quali hanno portato alla conoscenza di tutti le caratteristiche fisiche di un territorio geologicamente attivo e a rischio come quello abruzzese, l'attenzione si è fatta più viva e lo stato di allerta scatta anche quando i terremoti non raggiungono la soglia di rischio per persone e cose, pur sapendo che nel mondo si verificano giornalmente fenomeni sismici anche di magnitudo alquanto elevata.
Ciò che più disorienta, però, è l'incapacità di previsione del momento in cui si verifica un rilascio di energia sismica provocato dalla tensione tra i bordi crostali di zolle tettoniche che si scontrano e si contrastano, secondo la dinamica prevista nella teoria della “tettonica delle placche” o “tettonica a zolle”.
Presupponendo che in natura tutto risponde ad un preciso ordine e che le dinamiche di interazione tra tutti i sistemi complessi tendono a comporre momento per momento uno stato di equilibrio, se pur dinamico e perciò sempre precario, ne deriva che la frantumazione dell'originaria Pangea terrestre non ha un ordine casuale.
Il ricercatore Bruce Cathie scoprì che esistevano dirette corrispondenze tra fenomeni sismici e tra eruzioni vulcaniche basate sulle “armoniche di griglia”.
La “geometria sacra” applicata alla geografia dimostra che l'ordine del cosmo risponde a precise regole, le quali riconducono anche i fenomeni sporadici apparentemente casuali all'interno di geometrie perfette .
Le due scosse di terremoto: la prima di magnitudo 3 e la seconda di magnitudo 4.2, registrate nella Sicilia centrale dai sismografi dell'INGV (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) alle ore 7.50 e 7.51 del giorno 8 novembre 2009, pur non avendo provocato danni, hanno riproposto il problema dei fenomeni distruttivi che interessano l'Italia.
L'epicentro è stato localizzato sui Monti Nebrodi, al confine tra le province di Messina ed Enna, tra le località di Troima e Cerami. Si è trattato di due terremoti avvenuti a diverse profondità, con ipocentro a 4,1 chilometri il primo e a 21,9 chilometri il secondo, ma  sono stati avvertiti dalla popolazione come un'unica scossa sismica interminabile.
I sismi del giorno 8 erano stati preceduti da un altro movimento di magnitudo 3.1 e da  eruzioni nei vulcani attivi Etna e Stromboli. Dai rilievi dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia di Catania è emerso che “a tremare è stata la faglia sismica che attraversa i Nebrodi, nella zona nord-orientale della Sicilia” e che l'onda sismica è stata avvertita distintamente nei paesi di Capizzi, Cerami e Troina, Enna, Gagliano, Castelferrato e Nicosia, che si trovano nell'Ennese, fino a Lascari e Cefalù, nel territorio palermitano.
Nei giorni successivi sono seguiti altri sismi, registrati con epicentri sui Monti Nebrodi (magnitudo 2.5), in mare nei pressi di Ustica (magnitudo 3), tra Vallelunga, Pratameno, Villalba e Valledolmo (magnitudo 3.9), le località che si trovano al confine tra le province di Caltanissetta e Palermo.
Gli esperti non mettono in relazione gli eventi sismici tra loro, né con l'incremento dell'eruzione dell'Etna, né con il lancio di massi e lapilli espulsi da una frattura del cratere di Sud-Est dello Stromboli, che ha segnato la ripresa dell'attività del vulcano dopo quattro mesi dall'ultima sua eruzione.  É evidente, però, che ad essere attualmente interessata è l'area settentrionale della Sicilia, che pur risente costantemente dell'azione delle placche: Africana, Iberica (o Tirrenica) e Euroasiatica e Ionica, che interagiscono tra loro con spinte e controspinte, coinvolgendo direttamente tutta l'isola.
Recentemente si è ipotizzato un arretramento della placca Africana, ossia un'inversione di moto che ha provocato i fenomeni sismici, eruttivi e di degassamento avvenuti nel 2004.
Se analizziamo il territorio con il modello “a celle geodetiche “ da me proposto, rivelatosi utile nella comprensione delle dinamiche geologiche che hanno provocato grandi sismi, quali quello seguito da un devastante tsunami verificatosi nel sud-est asiatico il 26 dicembre 2004  (Relazione al Simposio “Non solo Terra”, Cagliari 11-12 dicembre 2004-) e  quello del 6 aprile 2009 in Abruzzo  (Corriere Salentino: Terremoto a L'aquila e possibili implicazioni con i vulcani del Tirreno, 6 aprile 2009), (Home di Scienza e Conoscenza: “Terremoti e vulcani, 24 luglio 2009), si possono ricavare dati interessanti riferiti all'attività geo-elettromagnetica originata dai centri delle celle energetiche della Terra (Marisa Grande, L'orizzonte culturale del megalitismo, Besa 2008  e l'inedito “La precaria armonia del cosmo”).
L'ordine di arrivo delle onde elettromagnetiche, scaturite dall'interno del pianeta attraverso i “centri” di ogni cella, provoca ondate di rilascio di energia che si vanno a scaricare sulle aree periferiche. L'insieme corrisponde al modello degli “anelli di fuoco”, poiché  sulle circonferenze concentriche nelle “celle geodetiche” naturali della Terra si trovano vulcani attivi o spenti.
All'interno del sistema a griglia modulare elettromagnetica della Terra le cui maglie-base corrispondono ad un triangolo curvo (Corriere salentino: Griglia energetico-vibrazionale “Armonica sei”, 12 agosto 2009), il Tirreno meridionale è compreso in una delle “celle energetico-vibrazionali” che compongono la griglia geo-magnetica.
Nel centro della cella che configura la piana abissale del Tirreno risiede il Monte Marsili, un vulcano sottomarino silente, ma non spento, che ha un'estensione di Km. 70x40 e una spinta di espansione molto forte, che gli fanno assumere le caratteristiche di una “dorsale” che tende ad espandere il bacino del mare Tirreno con un indice di incremento annuo molto rapido rispetto al modello di riferimento della “tettonica a zolle”. (Enzo Boschi, Presidente INGV, in Messaggero, 30 settembre 2006)
L'estensione del massiccio del Marsili indica che il suo centro geo-elettromagnetico è soggetto a  mutare attraverso i millenni, poiché il vulcano scorre sul bacino magmatico sottostante in risposta alle spinte impresse dalle placche adiacenti la Piana Tirrenica, configurando una forma riferibile al modello oceanico dei  “bacini di retroarco”. La sua crosta lavica, spessa quasi 10 chilometri e prevalentemente basaltica -composta da silicati di ferro e di magnesio ma povera in silice- lo fa
associare alle dorsali oceaniche. La sua attività di espansione si configura ad anelli concentrici all'interno della cella geomagnetica ed è estesa fino alle catene montuose della Sicilia settentrionale (Madonie, Nebrodi e Peloritani), dell'Arco Calabro e Lucano e al Vesuvio e Campi Flegrei in area continentale, mentre in mare aperto include il complesso vulcanico Vavilov e la Fossa di Ustica.
La Piana Tirrenica, nel cui centro risiede il Marsili, è composta invece da materiale immesso lungo le aree di subduzione delle placche che la circondano da est e e da sud-ovest e i minerali surriscaldati risalgono in parte in forma magmatica riempendo i  bacini dei numerosi vulcani che vi si aprono in superficie. Per tale caratteristica l'area tirrenica corrisponde ad una specie di zattera dallo stato rigido ridotto, che oppone poca resistenza alle spinte e perciò tende più a deformarsi che a frantumarsi. I numerosi vulcani sottomarini noti sono: Palinuro, Glauco, Io, Sisifo, Ustica, Vavilov, quelli delle Isole Eolie (Stromboli, Panarea, Salina, Filicuti, Alicuti), delle Isole Lipari ( Lipari, Vulcano), cui fanno da corona i vulcani continentali Etna e Vesuvio.
L'intero sistema risponde alla struttura di un “anello di fuoco”, con vulcani spenti, silenti o attivi, nel cui interno si verificano fenomeni vulcanici e sismici dipendenti dall'attività di espansione del Marsili. La sua energia emessa si estende a “macchia d'olio, incrementando l'attività dei vulcani attivi, mentre nelle aree dove i vulcani sono spenti l'incremento dell'attività elettromagnetica provoca sismi e aperture di faglie.
L'Etna, sempre attivo, rappresenta una valvola di sfogo nel sistema e la sua attività eruttiva è distinta da quella degli altri vulcani che hanno i loro bacini nella litosfera della Piana Tirrenica, poiché attinge il suo magma, generato dalla subduzione delle placche, penetrando in profondità attraverso una fessura della Placca Africana che, superando gli spessori della litosfera e dell'astenosfera, raggiunge direttamente il mantello della Terra.
L'attività energetica della cella geo-magnetica del Tirreno risponde al valore vibrazionale dell'armonica sei.
La forma energetica di espansione dal centro muta da sferica a poliedrica nel momento in cui incontra quella emessa dai centri di altre sei celle adiacenti. Le “sfere di energia” interagiscono  rispondendo al modello delle “bolle di sapone” che, unendosi tra di loro “a grappolo”, modificano la loro forma sferica in poliedrica, con interfacce comuni ad ogni poliedro adiacente.
Tali interfacce, attraversando la superficie terrestre, descrivono i lati di un esagono regolare, segmenti virtuali che vibrano secondo l'armonica sei.
Ai vertici dell'esagono inscritto all'interno della cella geo-magnetica del Marsili vi sono i due vulcani noti come il Vesuvio e il Vavilov e un punto della Fossa di Ustica. Gli altri sono collocati sul Monte Pollino, in Lucania e sul Monte Cucolo dell'Appennino Calabro, presso Cittanuova.
Il sesto vertice, collocato nell'area siciliana a nord di Enna, si trova in posizione opposta al Vesuvio sul diametro nord-sud che passa per il vulcano Alicudi e per Canneto di Caronia.
Alicudi è l'ultima delle Isole Eolie e, secondo il “sistema frattale delle celle geologiche” si colloca all'interno di un piccolo “arco di fuoco”, nuovo rispetto a quello che ha determinato la posizione delle altre isole vulcaniche dell'Arcipelago eolico, poiché scorrente sui bacini magmatici sottostanti.
Tale piccola cella, che modella anche un tratto della prospiciente costa settentrionale della Sicilia, ha manifestato la sua attività energetico-vibrazionale particolarmente nel 2004, quando i fenomeni luminosi e plasmatici emessi dal suo centro furono accompagnati da inspiegabili incendi spontanei e rilevanti anomalie elettromagnetiche che si manifestarono nella periferica località siciliana Canneto di Caronia.

 

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