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        Movimento culturale Synergetic Art fondato da Marisa Grande.

Movimento culturale aperto discussioni su arti visive, storia dell’arte, archeo-astronomia, simbologia, megalitismo, turismo culturale e religioso.

Salento: La carsificazione - Le vore di Barbarano (Morciano di Leuca)

Scritto da Marisa Grande
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12
Mag
2009
Tra le grotte dell'entroterra salentino assumono particolare rilevanza le Vore di Barbarano, due grandi cavità aperte per l'implosione del banco calcareo superficiale sulle camere carsiche sottostanti . La loro presenza sul territorio è stata motivo di attrazione e di interesse da parte di studiosi, geologi e speleologi, quali Tasselli (1693), Arditi (1878), Moscardino (1957),  Martinis (1970), Delle Rose (2001). Solo recentemente, però, sono state rilevate e rese note le loro caratteristiche idro-geologiche, a seguito della perlustrazione effettuata dal “Gruppo Speleologico Neretino” di Nardò (Le).

Le Vore di Barbarano sono due cavità indipendenti e distinte, poiché  si trovano a circa duecento metri di distanza l’una dall’altra ma, appartenendo a un'unica unità geologica, rispondono alle medesime dinamiche di formazione lito-geologica.

Hanno entrambe un'apertura di forma sub-ellittica, ampliata per lavori di estrazione della pietra dal banco calcareo di superficie nella fase in cui ebbero funzione di ‘cave’. Si sviluppano in verticale, con una profondità di 45 metri (la Vora Grande) e di 35 metri (la Vora Piccola). Presentano entrambe due camere sovrapposte, con interposte formazioni di concrezioni stalattitiche, dovute a un intenso e costante stillicidio derivato dal drenaggio della falda superficiale. Il loro microclima è favorevole allo sviluppo di una fitta vegetazione che varia in rapporto ai tre gradienti ambientali, quali luce solare, temperatura e umidità, che si modificano man mano che la cavità penetra nella profondità della roccia carsica.

Sulla stratigrafia delle pareti di entrambe le grotte è visibile la suddivisione a quattro livelli del banco di roccia che le compone. Tanto lo strato più profondo, collocato al di sotto dei 45 metri e dei 35 metri, quanto quello di superficie (dallo spessore di m. 4,5) sono composti da Calcareniti ben cementate, con presenza di fratturazioni di tipo tettonico distanziate di alcuni metri e che si sviluppano secondo un andamento sub verticale. I due livelli interposti, tra le Calcareniti di base e quelle del livello superiore, formano uno spessore compreso tra i -19 e i -4,5 metri di quota e sono costituiti da ‘Calcareniti del Salento’, ossia da sabbie calcaree parzialmente litificate e a differente grado di litificazione. A 20 metri di profondità scorre la falda freatica superficiale, che crea lo stillicidio formando le stalattiti visibili sulle volte delle camere inferiori di entrambe le grotte e alimenta i pozzi circostanti. Nel medesimo territorio, a 130 metri di profondità,  scorre anche la falda profonda dolce-salina, mentre una terza falda intermedia dolce vi si aggiunge a 110 metri di profondità.Tale composita caratteristica idrogeologica del terreno nel quale si aprono le due Vore di  Barbarano è determinata dalla sua condizione di ‘impluvio’, essendo il punto più depresso del territorio pianeggiante  compreso tra due alture: la Serra Fallitte e la Serra di Montesardo.
Tale pianoro è costituito da un “basso strutturale”, un substrato tettonico separato “dall'alto strutturale” delle Serre per mezzo di “faglie ad alto angolo”. Su tale vasto pianoro, che si estende per 20 km. da Taurisano a Leuca, oltre alle due cavità di Barbarano si aprono anche la Vora del Fondo Lame ad Acquarica del Capo e la Vora di Serra Pozzo Mauro a Presicce. 
Il piccolo centro urbano di Barbarano deve molta della sua notorietà all'accoglienza che riservava ai pellegrini, molti dei quali pensavano di aver raggiunto la meta finale del Santuario di Santa Maria di Leuca. Per questo il nome della chiesa “Leuca Piccola” fu sostituito con “Santa Maria del Belvedere”. Nel suo  ipogeo-rifugio per i pellegrini vi sono tre pozzi  che assicuravano (e assicurano) a uomini e animali il necessario ristoro con un abbondante e costante approvvigionamento idrico. Per il riscoperto percorso della “Via leucadense dei pellegrini”, Barbarano rivive oggi il ricordo della sua antica notorietà per mezzo dell'annuale passaggio dei “pellegrini del III millennio” e per l'incremento di visitatori che sempre più si orientano a praticare turismo culturale e religioso.

Bibliografia:

Relazione tecnica del Gruppo Speleologico Neretino, Le Vore di Barbarano: note descrittive e speleogenesi;

Ezio Sarcinella, “la Via dei pellegrini”- L’antico Cammino leucadense riproposto nel III millennio da SpeleoTrekkingSalento, Ed. Salentina 2007).   

 

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