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        Movimento culturale Synergetic Art fondato da Marisa Grande.

Movimento culturale aperto discussioni su arti visive, storia dell’arte, archeo-astronomia, simbologia, megalitismo, turismo culturale e religioso.

Interazioni tra centri di emissione di onde sismiche

Scritto da Marisa Grande
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18
Feb
2010

Nella giornata del 16 febbraio 2010 la penisola italica ha subito tre scosse di terremoto di lieve entità. Partendo da nord, in sequenza cronologica, si è registrata la prima di magnitudo 2.5 alle ore 14:02:57 in provincia di Cuneo, nel distretto delle Alpi Marittime. Alle ore 15:19:14 si è verificata quella di magnitudo 2.8, registrata nel distretto sismico del Promontorio del Gargano. Il suo epicentro è stato rilevato in mare, in prossimità dei comuni Ischitella Peschici, Rodi Garganico, Vico del Gargano, appartenenti alla provincia di Foggia. Alle ore 17:25:19 la rete sismica nazionale INGV ha registrato la scossa più intensa della giornata, di magnitudo 2.9, verificatasi nella provincia de L'Aquila, tra Barisciano e Fossa.

Il terremoto nel Mare Adriatico è stato preceduto alle ore 5:20 del 14 febbraio 2010, da una scossa pari a magnitudo 3.2 della scala Richter registrata sempre in prossimità del Gargano, a 65 chilometri dalla costa, nell'area di competenza della stessa provincia di Foggia.

I fenomeni sismici rientrano nella vasta panoramica dei movimenti tettonici e di faglie che si attivano in risposta alle sollecitazioni energetiche dovute all'interazione dello scorrimento di più zolle in aree sottoposte a pur lente modificazioni geologiche. Sono innumerevoli movimenti della litosfera di limitata intensità, i quali fortunatamente non producono danni a persone e cose. Sporadicamente, però, per rilascio rapido di energia sismica a lungo compressa verso un fronte litico caratterizzato da una forte resistenza, si verificano sismi di magnitudo elevata, superiori al valore 6 della scala Richter, i quali si rivelano disastrosi per persone e cose in aree a rischio non pronte a limitarne i danni, come avvenuto a L'Aquila e ad Haiti.

Pur essendo il fenomeno terremoto una costante nell'attività del pianeta, l'intensificazione numerica e la rilevanza della magnitudo riferita ai gradi della scala Richter, registrate negli ultimi anni, hanno creato uno stato di allerta in tutto il mondo.

La Puglia nella carta dei fenomeni sismici in Italia non è ritenuta una regione ad alto rischio, ma ultimamente risulta anch'essa interessata da scosse, se pur di lieve entità, tra le quali è opportuno ricordare le più recenti, quali quella in area continentale avvenuta nei pressi di Metaponto e quelle verificatesi in tutto il Golfo di Taranto, a poche miglia sud del Promontorio di Santa Maria di Leuca, o prospicienti la costa ionica della Calabria.

Il Mare Ionio è più esposto rispetto all'Adriatico agli innumerevoli movimenti provenienti tanto dall'area egea, bersagliata costantemente da sismi, quanto alla interazione di più placche che incidono sulle coste tirreniche, dalle cui dinamiche sismiche la Puglia, appartenente alla placca Adriatica, risulta alquanto distaccata. La Puglia è infatti separata dalla Basilicata e dalla Calabria per mezzo della Fossa Bradanica, che funge da ammortizzatore, ma lungo la quale vi è la faglia omonima ritenuta finora inattiva. La regione apula giace su un promontorio (o mini-zolla, detta Adria o Apula) della estesa Placca Africana, la quale, nel suo moto verso nord, comprimendo la Placca Europea, provocò l'orogenesi che decretò l'origine delle montagne dell'Arco Alpino e la fine dell'Oceano Tetide. Il lungo promontorio adriatico derivato dalla Placca Africana s'incunea ancora in direzione N-W verso quella continentale europea e comprime la Pianura padana, composta da elastici sedimenti alluvionali e residui fossili del Tetide. Il Mare Adriatico che occupa quel promontorio della zolla africana si estende verso N-W per 800 km, fino al Golfo di Venezia e Trieste e a S-E è messo in collegamento con lo Ionio per mezzo del Canale d'Otranto. Il lungo bacino adriatico è delimitato dalle due sponde, italica e dalmato-albanese, poste a 150 km. di distanza l'una dall'altra. Si divide, a sua volta, in tre distinti bacini minori: il Settentrionale, che comprende il Golfo di Venezia e Trieste fino ad una congiungente che collega Ancona a Zara, il Centrale, che si estende fino alla congiungente Gargano - Lastovo e il Meridionale delimitato dal parallelo passante per Otranto. Se suddividiamo l'Adriatico in celle geomorfologiche di forma circolare, secondo il sistema di suddivisione frattale che interessa la superficie terrestre, distinguiamo distintamente i tre bacini, seguendo i profili ad arco di circonferenze che delineano le coste italiche. Tale orlato profilo costiero orientale dell'Italia e quello occidentale dalmata e albanese risultano, pertanto, modellati dall'energia in espansione emessa dai rispettivi centri dei tre bacini adriatici. Il lungo lavorio dell'espansione radiale impressa da tale energia è meglio visibile però sul litorale italico, dove è favorita l'erosione dei depositi alluvionali, rispetto a quella delle rocce di cui sono composte le coste balcaniche. Composte da dure formazioni rocciose, tali coste risultano frammentate in una miriade di tipiche isolette costiere, che contribuiscono a rendere le coste occidentali adriatiche turisticamente molto attraenti.

I centri delle celle circolari corrispondono anche a centri di emissione di energia sismica determinando, con i loro impulsi elettromagnetici radiali, il crollo del materiale crostale più friabile sulle aree periferiche circostanti. I centri delle circonferenze che delimitano le rispettive celle geomorfologiche dei tre bacini adriatici, corrispondono, per il Bacino Settentrional, in un punto marino ad ovest di Pola, per il Bacino Centrale in un altro punto marino a nord dell'Isola di Sant'Andrea nei pressi della quale lo scoglio Pomo, isola vulcanica posta a metà strada tra le due coste, presenta considerevoli anomalie magnetiche, dovute alla quantità di magnetite contenute nelle sue rocce, e per il Bacino Meridionale nel punto marino centrale sulla congiungente Bari-Bocche di Cattaro. Le coste orientali dell'Italia settentrionale, della Croazia e della Dalmazia appartenenti alla Placca Euroasiatica, oppongono, infatti, con i loro archi montuosi del Carso, del Velebit, delle Alpi Dinariche, barriere solide alla tendenza alla penetrazione della placca adriatica. Tali rilievi montuosi sono tutti corrugamenti della litosfera continentale, archi periferici di celle geologiche circolari piccole e grandi, che si elevano per compressione di materiale relativamente elastico derivata da due forze contrarie, quella impressa dalla Placca Adriatica e quella opposta dalla Placca Europea. La massima energia di espansione prodotta per quest'area dalla Placca Europea proviene dal centro di una cella geomorfologica continentale collocato nei pressi di Budapest. La circonferenza massima che delimita questa grande cella si estende dal Mar Baltico, al Mar Nero, al Mare Tirreno, dove incide sulla configurazione della costa occidentale italica. Espandendosi a macchia d'olio dal suo centro contribuisce a delineare, con due sue circonferenze minori, anche l'arco della costa nord-adriatica e della opposta costa dalmata. L'energia emessa dal centro di questa grande cella europea interagisce con quella di altre grandi celle limitrofe. Verso est si pone in connessione energetica con il potente centro che si trova a nord del Lago Aral, nel Kazakistan. Verso S-E viene a trovarsi in relazione con l'energia emessa dal centro collocato nel Bosforo, all'imboccatura del Mar Nero. In particolare, le aree della costa dalmata, corrispondenti alle Alpi Dinariche, rispondono in modo più diretto alle sollecitazioni energetiche emesse dal centro della cella di Budapest. Quelle balcaniche, fino alla Turchia e alla Grecia, sono invece più sensibili agli impulsi elettromagnetici emessi dal centro della cella del Bosforo. Poiché, secondo il principio che regola l'interazione esistente tra i sistemi complessi, ciò che avviene all'interno di un sistema si ripercuote immediatamente su quelli con i quali si trova in diretta connessione, tutti tre questi centri energetici che configurano le corrispondenti grandi celle geomorfologiche delle terre emerse della vasta area continentale euro-asiatica, emettendo l'energia sismica che modella le linee costiere dei mari interessati, entrano in risonanza tra loro e le onde sismiche rimbalzano con differenti intensità dall'uno all'altro. In direzione ovest, tali onde sono responsabili del gran numero di terremoti che si verificano nel Bacino del Mediterraneo, nelle aree egea, balcanica e carpatica, le quali, nel quadro sismico attuale, risultano le più bersagliate da tali fenomeni distruttivi. L'interazione tra l'energia sismica emessa da queste grandi celle geo-morfologiche euroasiatiche ha le sue dirette ripercussioni anche nel territorio italico, compresso tra la Placca Iberica ad Ovest e quella Africana a Sud.

Dall'altro canto l'incunearsi della Placca Adriatica verso quella continentale europea provoca una continua spinta verso nord-ovest imprimendo una tendenza dell'Abruzzo settentrionale, del Lazio e dell'Umbria alla rotazione in direzione antioraria, mentre l'Abruzzo meridionale e il Molise sono soggetti ad un movimento contrario, orientato da N-W verso S-E.

Tali movimenti tettonici opposti stanno creando in Italia una frattura della penisola lungo l'arco di circonferenza compreso tra Pescara sull'Adriatico e Pomezia sul Tirreno, parte della circonferenza che delimita la cella geo-morfologica avente il centro nel Vesuvio. Tale arco passa per il territorio aquilano, dove provoca aperture di faglie minori che si sviluppano lateralmente, secondo il modello “a foglia”, le quali, attivandosi, provocano frequenti sismi.

Sollecitato da tutti i movimenti circostanti, anche il centro della cella geologica adriatica collocato in prossimità dell'Isola di Sant'Andrea, sul limite della Depressione Meso-Adriatica, o Fossa di Jakul profonda 270 metri, pur trovandosi sulla placca adriatica relativamente stabile, entra necessariamente in risonanza con le emissioni sismiche delle aree circostanti.

Gli stimolati impulsi elettromagnetici che partono da quel centro, la cui energia radiale è in continua espansione, si vanno a scaricare in forma di sismi, secondo come sta avvenendo in questi giorni, nell'area di mare del versante sud della piccola cella geomorfologica del Bacino Mediano del Mare Adriatico, entro l'arco di circonferenza massima che delinea la costa italica compresa tra San Benedetto del Tronto e Rodi Garganico.

L'attività tettonica della faglia trasversale che attualmente interessa l'arco continentale compreso tra Pescara e Pomezia, può essersi manifestata con i fenomeni anomali e inspiegabili (onde giganti, colonne d'acqua elevate fino a 40 metri, mare in ebollizione, luci e disturbi elettromagnetici) che nel 1978 si verificarono nel Mare Adriatico, proprio nel settore circolare della cella del Bacino Medio-Adriatico compreso tra Ancona, Pescara e lo Scoglio Pomo, che in analogia con il più famoso “triangolo delle Bermuda”, fu enigmaticamente denominato “Triangolo dell'Adriatico”.

 

RIFERIMENTI:

EMSC- Terremoti nel Mediterraneo

INGV – Terremoti in Italia


11-12 dicembre 2004, Marisa Grande: Relazione al Simposio “Non Solo Terra”, Cagliari


MARISA GRANDE in CORRIERE SALENTINO:


6 Aprile 2009, “Terremoto a L'Aquila e possibili implicazioni con i vulcani del Tirreno”

12 Agosto 2009, “ Griglia energetico-vibrazionale armonica sei”

15 Novembre 2009, “Dinamiche di griglia nel Tirreno”


MARISA GRANDE in SCIENZA E CONOSCENZA:

24 Luglio 2009, “Terremoti e vulcani”

N° 31 -Gennaio/Marzo 2010: “La precaria armonia del cosmo”

“Interazione tra grandi sismi”

 

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