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        Movimento culturale Synergetic Art fondato da Marisa Grande.

Movimento culturale aperto discussioni su arti visive, storia dell’arte, archeo-astronomia, simbologia, megalitismo, turismo culturale e religioso.

Il linguaggio oscuro delle pietre

Scritto da Marisa Grande
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09
Set
2010

La pietra incorruttibile eletta a garante della vita sulla Terra.

L'uomo ha impiegato la pietra come materia prima per creare utensili utili alla caccia e alla consumazione del cibo, alla lavorazione delle pelli e del legno e di tutti i materiali più teneri delle pietre dure come la selce.

Considerata figlia della madre terra, la pietra era benefica ai fini della sopravvivenza, ma essendo anche ritenuta materia incorruttibile e imperitura, fu impiegata nella custodia del corpo dei defunti ed eletta a garante dell'immortalità dello spirito degli esseri umani. Per questo la si ritrova come segnacolo di tombe in tutti i tempi. Cumuli di pietre, specchie, colline artificiali, kurgan, mounts ricoprivano celle funerarie di antenati autorevoli, capi di clan, guerrieri ed eroi, cui era affidato lo spirito della comunità.
Le sepolture a cumulo riproducevano sulla terra la forma espansa di un grembo materno preposto a custodire il defunto per favorire la rinascita del suo spirito e assicurare la continuità della vita. Essendo la sopravvivenza dell'umanità dipendente dalla stabilità della madre-Terra, il corredo funerario era spesso composto da oro, argento e altri minerali meno nobili, che insieme alla pietra calcarea hanno proprietà di buoni conduttori e di stabilizzatori delle linee di flusso del campo magnetico terrestre. Ritenuti garanti della continuità dei cicli cosmici, quei cumuli di pietra sorgevano sui centri magnetici naturali di celle geomorfologiche dalla cui energia in espansione dipendeva la configurazione del territorio. Tale energia veniva captata, modulata e resa coerente dai menhir e dai dolmen disposti a “ruota”, con raggiere e circonferenze concentriche, intorno ad essi .
Il popolo che per primo aveva compreso le dinamiche fisiche del cosmo, intendeva mettere, così, la Terra in diretto rapporto con il cielo, stringendoli entrambi in uno stretto vincolo energetico, gravitazionale ed elettromagnetico, da cui poteva dipendere la stabilità dell'asse terrestre e la continuità della vita sulla Terra. Esperienze caotiche remote avevano indotto i costruttori dei megaliti ad attuare un piano di bilanciamento delle masse del pianeta, mantenendo coerenti i flussi del campo magnetico, per garantire la stabilità dell'asse terrestre intorno al quale ruota la Terra e dalla cui inclinazione dipendono le oscillazioni cicliche cui è soggetta.

La corruttibilità della pietra, strumento di morte 

Alla fine della grande glaciazione, in fase di passaggio dal Pleistocene all'Olocene, concluso un emiciclo precessionale, la costellazione Draco, che indicava il Polo Nord celeste, subì una rotazione anomala e il polo mutò posizione.
Per una naturale tendenza dell'asse terrestre ad inclinarsi pericolosamente, il pianeta compie ampie oscillazioni, che scuotono la crosta terrestre. Le zolle scivolano su un'astenosfera resa più vischiosa dal calore e dall'elettromagnetismo prodotto dal nucleo, il quale è sottoposto ad uno sforzo maggiore per assicurare la normalità dei ritmi di rotazione e di rivoluzione della Terra, finché l'asse non risale con un moto che può essere repentino e devastante. 
La Terra in fase post-glaciale subì lo spostamento dei poli con un innalzamento rapido dell'asse terrestre, in risposta ad una forte attrazione gravitazionale luni-solare. Una forza immane devastò il pianeta, scaraventando uomini, animali e cose dalle zone temperate all'area polare siberiana. Un'intensa conseguente vibrazione della Terra intorno al suo asse fece apparire come oscillante tutta la volta celeste, che sembrò vibrare come una ragnatela scossa dal vento.
Agli uomini superstiti sembrò che Draco, il “drago astrale” che indicava il Polo Nord celeste avesse  attentato alla virtù della dea che per 13.000 anni aveva protetto dall'alto l'umanità. Fino a quel momento gli uomini dell'emisfero boreale della Terra avevano visto nel cielo, a fianco della Via Lattea, una macro-costellazione estesa tra Auriga e Pesci, che sembrava delineare una forma umana. Mollemente distesa, pingue e pacifica e con il “fiume latteo” che sgorgava dal suo seno, era stata eletta dea della fecondità. Già gli uomini del gravettiano l'avevano immaginata come una donna gestante e l'avevano riprodotta in un gran numero di statuine, dette “veneri”, il cui prototipo corrisponde alla “Venere di Willendorf”. 
Quando sembrò che la pacifica dea avesse ceduto alle lusinghe del drago, quando il moto scomposto della coppia sembrò scuotere l'albero della vita (ossia l'asse cosmico passante per i poli terrestri e celesti) gli uomini demonizzarono entrambi. Draco divenne la forza demoniaca infernale e la macro-costellazione che aveva fatto immaginare la presenza in cielo della dea fu vista come una Grande Ragno, una forza demoniaca celeste che scuote la “ragnatela cosmica” e provoca il caos con i suoi moti inconsulti di dea adultera, traditrice del grande padre Orione e dell'umanità.

La nuova era dell'Olocene vide la luce con un cielo mutato e gli uomini superstiti del caos elessero  così solo Orione, il grande combattente contro gli animali del cielo (ossia contro le costellazioni zoomorfe Drago e Ragno che avevano provocato il caos) quale costellazione-guida per i successivi 13.000 anni solari dell'attuale emiciclo precessionale.

Per la dea madre tramontata nel cielo e per la donna superstite sulla Terra ebbe inizio la “via del dolore”, che vide entrambe condannate ad espiare la colpa attribuita loro in fase di caos post-glaciale. La loro condanna perenne deriva, perciò, da un ancestrale risentimento nei loro confronti per una colpa mai commessa, poiché letta come tale dagli uomini di quei tempi, che non riuscivano a spiegare razionalmente le dinamiche degli eventi distruttivi che interessavano la Terra..
Per questo può succedere che si usi il linguaggio più oscuro delle pietre, quello impiegato per la lapidazione, per creare un cumulo lapideo sotto il quale far soccombere la vita della donna che in terra si rende rea di quell'ancestrale peccato che si ritenne commesso in origine dalla dea della fecondità, incolpata di essere stata la responsabile, con la sua colpa, del caos e delle estinzioni di massa sul pianeta.
Rituali di un retaggio culturale obsoleto, derivato dall'incapacità di risalire alle cause di fenomeni distruttivi che ciclicamente colpiscono la Terra, hanno indotto infatti le genti a praticare in tempi antichi anche il sacrifico umano di vittime immolate e sepolte sotto cumuli di pietre per ingraziarsi una fecondità preposta alla continuità della specie.
Il ricordo inconscio o tramandato di quella virtuale colpa ancestrale, se pur nel Cristianesimo lavata da Cristo con le acque del battesimo, induce ancora uomini di oggi a ritenersi legittimati a  condannare a morte esseri umani come loro, di pari grado e dignità di fronte al dono della vita concesso dalla natura a tutti gli uomini e a tutte le specie viventi del pianeta, “scagliando per primi” la loro “pietra di morte”, solo per applicare un ancestrale linguaggio oscuro di regole ormai obsolete, sancite in epoche remote da un'umanità risalente all'età della pietra.


Per approfondimenti:
Marisa Grande, “Il linguaggio delle pietre” in Corriere Salentino – Alla scoperta del Salento – 24 aprile 2010. 

Marisa Grande, “Dinamiche cicliche” in Scienza e Conoscenza N.33, agosto 2010. 

 

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Marisa Grande, Dai Simboli universali alla Scrittura

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del Megalitismo